Goodbye Korčula.

Ed eccomi a raccontarvi di questa giornata impegnativa in cui devo raggiungere un’altra città e un’altra nazione. La città è Mostar che, in linea d’aria, dista all’incirca 60 chilometri da dove mi trovo ma il problema è che in mezzo c’è un tratto di mare, una penisola, un altro tratto di mare, qualche collina e un confine. Il percorso completo, con qualche differenza minima, lo trovate nella mappa qui a destra. Korčula è il punto “A”. Bene, per arrivare a un orario decente e non perdere nessuna delle coincidenza è meglio darsi una mossa e partire al mattino presto. La prima tappa è il servizio di motonave che parte alle nove da Korčula per Orebić (punto “B”). Davvero nulla da dire su questo piccolo ma efficace servizio di traghetti. Partito puntuale, vista fantastica sulla città di Korčula e soprattutto, finalmente la possibilità di starsene fuori godendo della brezza marina durante la traversata. Un viaggio davvero piacevole.

Orebić o come non sono diventato un autostoppista.

“Durante la stagione” (come la gente dice spesso qui per giustificare l’assenza di qualche servizio invece presente in Estate) ci sono collegamenti migliori tra Orebić e Trpanj (Punto “C” della cartina), due piccole cittadine ubicate ai due lati della penisola di Pelješac. Basterebbero venti minuti in macchina ma in questo periodo dell’anno ci sono solo due autobus, uno alle cinque del mattino (!) e un altro attorno alle 2 del pomeriggio. Peccato che il mio traghetto parta a mezzogiorno e quindi, la mia decisione iniziale è quella di provare a fare l’autostop. Si trattava quasi della prima volta per me. Potrei dire che perfino il mio pollice aveva un’aria timida. Durante il mio tentativo sono riuscito a classificare la reazione dei guidatori secondo quattro categorie. Sorprendentemente la meno frequente è quella di chi semplicemente ti ignora e tira dritto. Più comune è il caso di chi ti guarda e ti fa segno che fanno un giro breve o che girano alla prima a destra (o a sinistra). Che sia vero oppure no, almeno apprezzi il tentativo di comunicare. Un caso più divertente è quello di chi, finge di parlare al telefono e per farlo acchiappa la prima cosa a portata di mano e ci parlano dentro, fosse anche un pacchetto di sigarette. Però, per me, il massimo è rappresentato da quelli che quando ti vedono accelerano come se non facendo rischierebbero che tu salti dentro alla macchina dirottandola!
Dopo trenta minuti di inutili tentativi, ho visto un’agenzia di viaggi e ho verificato che il costo di un taxi non fosse astronomico e a quel punto ho scelto la via più comoda.



Trpanj o anche come contare i secondi.

Il porto di Trpanj è ordinato e pulito, con diversi caffè e una meravigliosa roccia con sopra una statua della Madonna.Madonna statue in Trpanj harbourPer festeggiare degnamente l’avvenuto attraversamento della penisola, mi siedo a sorseggiare un espresso e a gestire per un po’ questo sito web. Decido che non è ancora arrivato il momento di preoccuparsi per la coincidenza strettissima che mi attende a Ploče (Punto “D” della cartina).
Sulla base degli orari del traghetto e dell’autobus, dovrei avere ben 60 secondi per correre dal terminale dei traghetti all’autostazione per prendere l’autobus per Mostar. Purtroppo il traghetto completa lo sbarco dei mezzi quando sarebbe già ora di partire e, per farla breve, alla fine lascia il porto con 10 minuti di ritardo. Ce la farà a recuperare durante la traversata?

Ploče o come non ci si dovrebbe mai lamentare dei ritardi.

Questa volta non sono riuscito a godermi la traversata. Ho passato tutto il tempo a misurare quanto mancava alla stazione dei bus con il mio GPS in rapporto al tempo trascorso per cercare di prevedere l’ora esatta di arrivo che è rimasta costante dall’inizio alla fine: 13:05. In altre parole… troppo tardi.
Una volta arrivato a Ploče credo di avere battuto qualche record di corsa dei 500 metri con zaino, percorrendo il tragitto per la stazione dei bus in circa due minuti ma qui la sorpresa, il bus da Spalato per Mostar era in ritardo! E vai!!! Mostar finalmente non era più così lontana.

Lungo il fiume Neretva fino a Mostar.

Da adesso in poi non c’è molto da dire. Storie normali di viaggiatori. Un confine, un cambio di bus: quelli per Mostar di qua, quelli per Međugorje di là, e le belle viste sulla Neretva. L’autobus è anche passato vicino a Počitelj che dovrebbe essere una delle mie mete nei prossimi giorni. A Mostar (finalmente il punto “E”) non ci ho messo molto a trovare il posto dove starò per le prossime tre notti ma di questa interessante città vi racconterò nei prossimi articoli.
La serata si è chiusa con una fantastica grigliata di carne con l’ajvar e della birra Sarajevsko, seduto in riva al fiume ascoltando in sottofondo Amira che canta la Sevdah rimodernata e uomini anziani che chiacchierano a bassa voce.
La galleria mostra alcuni dei posti citati in questo articolo.