I vulcani di fango. 

Già nella fase di pianificazione della mia visita all’Azerbaijan parte del più ampio viaggio in Caucaso, nel 2013, ero stato colpito dai misteriosi vulcani di fango del Qobustan. In seguito ho scoperto che questo fenomeno non è poi così raro e che ve ne sono anche in altre parti del mondo e anche in Italy. Ad ogni modo, nel 2013 non lo sapevo. Del resto, non si viaggia anche per questo?
I più famosi vulcani di fango dell’Azerbaijan si trovano nella regione del Qobustan (letteralmente, terra dei dirupi) che si trova a circa 25 chilometri a sud di Baku, piuttosto vicino a un sito turistico ben più famoso: i Petroglifi del Qobustan, inclusi anche nella lista Unesco.

Il complicato raggiungimento della meta. 

Ero arrivato da quelle parti, dopo un lungo viaggio in autostrada di ritorno da Şəki. Era quasi l’ora di chiusura del museo dei Petroglifi e quindi avevo deciso di dedicarmi ai mitici vulcani di fango ma purtroppo le due guide turistiche che avevo non mi erano di alcun aiuto nella localizzazione e di segnali stradali neanche l’ombra.
Dopo aver girato inutilmente per quasi 20 minuti, ho visto una macchina della polizia ferma. Ho capito solo dopo che ero all’ingresso del museo dei Petroglifi. In mancanza della possibilità di parlare in Inglese mi sono affidato al mio stentato Russo per chiedere come arrivare ai vulcani. Non ci stavamo capendo un granché quando una persona mi ha passato qualcuno al telefono che parlava inglese. Ho avuto così l’inattesa offerta da parte della polizia di essere accompagnato ai vulcani. Detto fatto, in men che non si dica mi trovavo in una macchina della polizia Azera che filava via veloce su una strada sterrata verso, almeno speravo, la mia meta agognata.



E alla fine ecco i vulcani! 


Dopo alcuni chilometri, la macchina rallenta, gira a sinistra imboccando una salita e si ferma in uno spiazzo. Eccomi di fronte a una sorta di inferno lunare. Attorno a me, vulcanetti brontolavano e sospiravano, sputando un freddo fango grigio. In altre parti, il fango si era solidificato in piccoli pinnacoli e coni. La mia guida in uniforme mi ha allora portato sul punto più alto dell’area vicino a uno dei vulcani più grandi con un’ampiezza di almeno un metro. Il panorama da lì era davvero affascinante. Si poteva vedere bene il mar Caspio all’orizzonte e tutto attorno i vulcani. Ammetto però che allo stesso tempo una parte di me sorrideva nel vedere la macchina della polizia in basso ad attenderci. Dopo circa 20-30 minuti di visita, siamo tornati al punto di partenza e qui ho potuto riprendere la mia macchina e ho scarrozzato la mia guida a Baku, dato che aveva finito il suo turno.

Ritorno sul luogo del delitto. 

Il giorno dopo, sono ritornato in Qobustan per vedere i Petroglifi ma ho anche voluto mettere alla prova il mio senso di orientamento, provando a tornare ai vulcani senza aiuti esterni. Non avevo in realtà molti punti di riferimento perché il giorno prima la macchina andava parecchio veloce. Mi erano rimasti in mente la ferrovia e un elettrodotto, entrambi paralleli alla strada e poco altro. Come si vede dall’immagine a destra in un paio di casi ho sbagliato strada ma comunque alla fine, all’improvviso mi sono trovato ancora lì.
Stando completamente da solo in un luogo così remoto e peculiare ho provato una sensazione indescrivibile. Il silenzio veniva rotto solo dal gorgoglio irregolare dei vulcani. Ho amato davvero questo bizzarro luogo e fui felice di esservi ritornato.
Spero vi piaccia la mia galleria di foto scattate in quei due giorni.