Da UU a UB in autobus.

È tempo di lasciare la mia amata Russia e andare in Mongolia. Dopo aver viaggiato per un mese in treno sarebbe stato coerente continuare a farlo fino alla capitale Mongola ma il treno da Ulan Ude sulla linea Trans-Mongolica viaggia solo un paio di volte a settimana e per i prossimi giorni era già tutto prenotato per cui, l’unica alternativa rimasta è rappresentata dall’autobus. Bus ready to leave in Ulan UdeTeoricamente questo dovrebbe consentirmi di risparmiare un sacco di tempo. Il viaggio in treno da UU (Ulan Ude) a UB (Ulan Bator) dura ben 24 ore di cui almeno 10 passate al confine. L’autobus invece ci mette solo 12 ore, ma questa è un’indicazione sulla carta perché, così come indicato sul sito web ufficiale, tutto dipende dal traffico, dal proprio “karma” (!) e dai controlli alla frontiera. Landscape in RussiaL’autobus parte da Ulan Ude all’incirca alla 7:30 del mattino. Ho comprato il biglietto on-line e l’ho preso già due giorni fa dal rivenditore unico: l’UU Hostel. Dalla mia guest house, la stazione dell’autobus si trova a distanza percorribile a piedi senza il bagaglio, ma con quelli pesanti che mi ritrovo meglio prendere un taxi. L’atmosfera attorno all’autobus è in qualche modo frizzante. Penso che tutti abbiano voglia di raggiungere la Mongolia, chi per tornare a casa come le due ragazze che ho conosciuto e che studiano a Mosca e a San Pietroburgo ma ovviamente anche i turisti come me. Per questi ultimi, anche lo stesso viaggio attraverso la steppa Mongola rappresenta una buona ragione per essere eccitati. E allora andiamo!

Attraversare il confine.

L’autobus parte puntualmente. Inizialmente la strada va verso Ovest ricalcando più o meno quella fatta il giorno prima dall’autobus per il monastero Buddista di Ivolga. Dopo gira a sinistra per cominciare finalmente la rotta verso Sud. Informative sign at Russian borderDopo circa due ore si fa la prima pausa. Si tratta di una piuttosto breve in un villaggio che si chiama Guusynozyorsk. Non c’è granché da fare qui, sia per la breve durata della sosta sia perché le merci in vendita non sono particolarmente allettanti. Acchiappo un caffè al volo e un pacco di biscotti. Il confine non sarebbe tanto lontano a guardare i chilometri ma ciononostante ci si mette ancora un’ora ad arrivare. Quando raggiungiamo il versante russo della frontiera è quasi mezzogiorno e io mi concedo un allegro tweet:

Be’, come dire, la mia speranza in una veloce pratica è assolutamente mal riposta. A parte l’incredibile lentezza delle operazione mi tocca anche gestire le lamentele dei russi per i timbri Ucraini che ho sul passaporto. Ovviamente più che lamentarsi non possono ma comunque questo mi corta un 10 minuti in più, una goccia nel mare comunque, confrontati alle due ore totali che servono per sbrigare le operazioni. Ad ogni modo, alla fine, eccomi nella terra di nessuno tra i due versanti del confine cosa che festeggio con un secondo tweet.


Sul lato Mongolo le cose vanno un po’ meglio ma non le definirei rapide. Ci sono del resto davvero tante persone. Administrative building at Mongolian BorderCi sono diversi autobus nei dintorni e in più credo ci sia anche tanta gente che attraversa il confine a piedi. Da qualche parte ho letto che ci sono navette che arrivano solo fino al confine, almeno in Russia. Come temevo il mio visto mi causa qualche noia. È scritto a mano, non stampato e la guardia al controllo chiede aiuto al suo superiore. Grazie alla lungimiranza del console onorario a Bucarest ho anche un documento aggiuntivo che conferma che il mio è un visto regolare e che ho pagato per averlo. E così, alla fine, seppure mantenendo le facce dubbiose, i poliziotti mi lasciano entrare in Mongolia cosa che ovviamente merita un ulteriore tweet.

La strada per Ulan Bator è ancora lunga e abbiamo lasciato Ulan Ude ormai da più di sei ore. Tutto sembra indicare che oggi il karma è negativo e che quindi la durata totale del viaggio andrà ben oltre le dieci ore ottimisticamente stimate. E infatti un’ulteriore conferma sta per arrivare.

Primo pasto in Mongolia.

Passato il confine, una tirata unica fino a Ulan Bator mi renderebbe felice ma invece ci tocca la mega pausa per il pranzo. Nella città di frontiera di Altanbulag, Hotel in Altanbulagnon brillando per fantasia, il migliore hotel si chiama Altan Plaza ed è qui che mi appresto a fare il mio primo pasto Mongolo. Non ho alcun Tugrik, la valuta della Mongoila, ma davanti al ristorante ci sono le cosiddette “banche ambulanti”, gente che cambia i rubli e ragionevolmente anche altre valute. Ho ancora un po’ di soldi Russi e il corrispondente ammontare in Tugrik Mongoli mi consente agevolmente di pagare per il pasto. In totale il costo è di ben due euro compresa una birra. Cosa ho preso? Ready to leave after lunch Uno dei piatti tradizionali della Mongolia si chiama Tsuivan e ho avuto modo di provare proprio quello. Ne avevo letto in precedenza e mi ero fatto l’idea che somigliasse al Laghman fritto che è uno dei miei cibi preferiti in Asia Centrale. Lo Tsuivan invece è diverso. È fatto con una specie di tagliatelle, carne di pecora e verdure. Non è asciutto come il Laghman fritto e neanche così speziato. Mi ricorda più che altro un piatto Kazako/Kirghizo che si chiama Beshbarmak (che significa letteralmente cinque dita perché usandole che i nomadi usano mangiarlo). Chiudiamo la parentesi culinaria. Lo stop al ristorante dura più di un’ora. Adesso spero davvero che nulla ci fermi fino a Ulan Bator.

L’ultimo pezzo di strada.

Da Altanbulag a Ulan Bator ci sono solo 340 chilometri ma la velocità dell’autobus è limitata anche dai diversi tratti di sterrato. Toilet along the roadComincio a essere un po’ stanco ma almeno mi consola il panorama che vedo fuori dal finestrino. Fuori dai villaggi la vista è magnifica. Ci sono splendide colline ricoperte di prati e punteggiate di yurte. Le yurte, o ger come dicono qui in Mongolia, sono delle tende circolari semovibili che vengono usate dai nomadi. Ne ho viste parecchie in Kazakistan e a dire il vero, il panorama qui mi ricorda quello visto in quel paese nel mio viaggio in treno da Astana ad Alma Ata ma qui direi che è più bello perché è più verdeggiante. Snack opportunity on the roadCi sono anche molti più animali: pecore, capre, cavalli, bovini vari sono ovunque. Prima di raggiungere la nostra destinazione ci sono ancora un paio di fermate di cui la più lunga è a Darkhan, la seconda città più grande della Mongolia. Per molti passeggeri il viaggio finisce qui e quindi da adesso in poi l’autobus è mezzo vuoto. Conto su un collegamento stradale migliore tra la prima e la seconda città del paese ma mi sbaglio, nulla cambia. L’autobus continua ad andare lento fino a che, finalmente, raggiungiamo il Dragon Terminal a Ulan Bator quando sono ormai le dieci di sera.

Un primo impatto sconfortante.

Non posso certo dire che i primi momenti passati a Ulan Bator siano stati particolarmente piacevoli. Il terminal Dragon è un completo casino con decine di persone che ti piombano addosso cercando di venderti servizi di vario tipo, dal taxi all’alloggio. Il terminal è piuttosto lontano dal centro della città e vista l’ora non ho nessuna intenzione di star lì a capire come fare ad arrivare in hotel con i mezzi pubblici. Tenendo un occhio ai bagagli vista la presenza palese di borseggiatori, mi accordo con un tassista abusivo (di ufficiali non ce ne sono) per uno strappo per cinque dollari. Quando arriviamo finisce quasi a schifìo perché ne pretenderebbe addirittura 50. Povero pazzo. Sceso dal taxi scopro che la realtà dell’hotel è ben diversa da quella ritratta dalle foto presenti su Booking.com, quanto meno, però, anche il prezzo è parecchio più basso. Non sono in vena di fare discussioni. Mando il mio ultimo tweet dall’hotel mentre fuori si scatena un acquazzone.


Esco per mangiare qualcosa ma essendosi fatta quasi mezzanotte l’unico posto aperto che trovo è un pub che non ha altro da offrirmi che un paio di birre e delle arachidi. Quanto meno Internet funziona decentemente. Un finale piuttosto deprimente per una giornata forse troppo lunga e stancante ma domani avrò finalmente la possibilità di cominciare l’esplorazione di una nuova nazione. Nel frattempo accontentatevi di una piccola galleria di foto scattate durante questo lungo, lungo viaggio per Ulan Bator.