Andiamo a vedere la Pechino moderna.

Nella mia terza giornata a Pechino ho deciso di dedicarmi alla parte più moderna della città. Ohibò, questa è la capitale della Cina: l’economia con la crescita più forte al mondo. Newlyweds in BeijingMi aspetto un centro scoppiettante. Ho ragione? Andiamo a verificare. Rabbit shaped Ice CreamCerto, alcune evidenze della modernità Cinese le ho già avute attraverso le efficienti infrastrutture: lo scintillante aeroporto e la veloce rete della metropolitana ma sono curioso di camminare accanto ad alti grattacieli per provare quella sorta di feeling alla New York. Il miglior luogo per iniziare il mio viaggio nella Pechino contemporanea sembra essere il quartiere di Guomao e così mi sto dirigendovi. Dopo due giorni a scarpinare per la parte antica di Pechino sono un po’ stanco e pigro e così me la prendo comoda. La breve camminata per la stazione di Nanluoguxiang mi da modo di vedere delle cose divertenti in giro. Il quartiere sembra essere quello favorito dagli sposi per le foto, vedo almeno tre coppie in meno di un chilometro. I negozi di souvenir, assieme ai gadget locali vendo anche sciarpe e magliette delle squadre di calcio Italiane (ma non solo). Truit (!) yoghurt signI gelati hanno forme da cartone animato e gli abitanti del luogo sembrano particolarmente voglioso di azzannare faccine di coniglio. Metro map in Guomao stationLe traduzioni in inglese sono onnipresenti ma talvolta lasciano un po’ a desiderare e così finisco col mangiare un truit yoghurt prima di infilarmi nella metro. È mattina ma non è più l’ora di punta per cui c’è abbastanza gente ma non troppa. Il carico e scarico dei passeggeri è gestito da una sorta di ‘regista della metropolitana’ che sta su una piattaforma e che usa un megafono per dare istruzioni in Cinese ma non è così difficile immaginare cosa stia dicendo. Una volta in treno posso vedere che sulle pareti delle gallerie vengono proiettati degli spot. L’effetto mi ricorda i primi esperimenti del cinema, in particolare il cosiddetto Kinetoscopio. Non penso che la metodologia utilizzata sia la stessa ma mi piace pensarlo. Potete vedere com’è in questo breve video.



Guomao.

Ed eccomi qui a Guomao, il centro della Pechino moderna, o almeno così dice la guida che ho letto. La stazione della metro è collega con uno o forse addirittura due centri commerciali. Non è facile capirlo. Sembra che abbiano appena finito di lucidare tanto tutto splende. Shopping mall in Guomao districtCi sono solo marchi internazionali. Niente di locale. È la globalizzazione, bellezza! Ad ogni modo non sono qui per vedere negozi alla moda e così alla fine riesco a riemergere in superficie. Skyscrapers in BeijingGuardando verso l’alto vedo gli attesi grattacieli. Ce ne sono anche di nuovi ancora in costruzione. L’area è molto meno facile da camminare della zona degli hutong ma almeno ci sono delle ‘isole’ dislocate tra i palazzi dove la gente che lavora in zona si può rilassare, seduta a uno dei molti caffè. Questo nuovo concetto di piazza prevede anche la presenza di opere di arte contemporanea. Niente di che ma almeno da una nota di colore in questo grigiore urbano. Protection from the sunTorno in mezzo al traffico. C’è un complesso sistema di strade a diversi livelli con vari cavalcavia. In questo casino ci sono molte persone che si muovono in motorino e indossano un’armatura! In realtà gli serve per proteggersi dal sole. L’accessorio più popolare sembrano essere dei guanti da forno. Passo attraverso questa parte poco piacevole per vedere da vicino il palazzo più interessante. Contemporary Art downtown BeijingSi tratta della nuova sede della CCTV, la televisione di Stato Cinese. Gli architetti hanno creato qualcosa che è già diventato un simbolo della nuova Pechino grazie alla sua forma che lo fa sembrare un pezzo di una sorta di Tetris tridimensionale. Nel frattempo mi è venuta un po’ di fame così mi rituffo nel centro commerciale. CCTV HeadquarterC’è anche un negozio di Venchi, il produttore di cioccolato Italiano ma preferisco prendere qualcosa di locale. In un supermercato super lusso ubicato al piano più basso, hanno molta frutta esotica, in linea con i miei desideri. Prendo alcuni tra i miei frutti preferiti la Pittaya e il Jackfruit (penso che in Italiano sia Giaco). Esco fuori per mangiarli. Nel frattempo noto che qui il noleggio delle biciclette, a differenza di quanto avviene in Europa, non prevede il vincolo delle stazione di parcheggio per cui le bici possono essere lasciate e prese ovunque grazie a una app. Non c’è molto altro da vedere qui per cui decido che è il caso di andare e provare a vedere un sito che fino a ora mi è stato inaccessibile…

Finalmente piazza Tienanmen.

Questa volta non ci sono ostacoli a impedirmi l’accesso a Piazza Tienanmen. È una giornata molto calda e in questa piazza enorme non c’è modo di ripararsi dal sole. I giovani soldati che stanno in piedi tutto il giorno a causa della presenza nella piazza del mausoleo di Mao Tse Tung hanno una specie di tenda ma non sembra servire a granché. Soldiers in Tienanmen SquareLa piazza rettangolare, una delle più grandi al mondo, è delimitata a nord dalla Chang’an Avenue e dalla porta della pace celeste che ho visitato durante il mio primo giorno a Pechino. Alla porta è appeso il famoso ritratto del Grande Timoniere. È un’immagine iconica che tutti noi abbiamo visto diverse volte nei telegiornali. Exit signNon so quante volte ho visto giornalisti fare servizi da Pechino con questa scena sullo sfondo. A essere sincero, in maniera un po’ irrispettosa, era questa la “vecchia faccia” cui facevo riferimento nel titolo di questo articolo. Tornando seri, ricordiamo che questo è il posto dove, nel 1989, ci sono state le famose proteste poi represse dal regine. È cambiata la Cina da allora? Tienanmen SquareIo direi di sì ma sarà la storia a dirlo. Comunque non posso dire che la piazza sia particolarmente bella. È grande, imponente ma non bella. La piazza Rossa, per esempio, è molto meglio. Il sole continua a picchiare e io sono piuttosto stanco, più per quello che ho fatto nei giorni scorsi che per oggi. Devo andar via dalla piazza e sono molto orgoglioso di me quando riesco a farlo interpretando un cartello in Cinese senza traduzione Inglese. Una parola, “uscita”, imparata in tre giorni. Di questo passo imparerò il Cinese in… diciamo 10 anni 🙂 Quanto meno ho iniziato! Prima di lasciarvi, eccovi la galleria di foto di Pechino a cui ho aggiunto qualcosa di nuovo.