Una veloce introduzione

Nel 2009, dopo aver lavorato duramente per più di un anno in un complicato progetto IT all’estero e aver accumulato molte miglia Lufthansa, ho deciso di prendermi una pausa di un mese e andare in Sud America. Prima o poi aggiungerò una sezione di questo sito dedicata a quel viaggio perché credo sia stato uno dei più belli della mia vita. Dopo aver raggiunto l’estremo sud del continente (Ushuaia) mi sono poi spostato verso nord, principalmente in autobus, e ho raggiunto il Paraguay. Dopo un paio di giorni trascorsi ad Asuncion, avevo in programma di raggiungere nuovamente l’Argentina, fermandomi prima ad Encarnacion per visitare alcune delle Missioni dei Gesuiti (o più correttamente, Riduzioni) iscritte nel patrimonio Unesco.
Il mio programma del giorno era piuttosto impegnativo: partire Asuncion al mattino presto, lasciare i bagagli da qualche parte a Encarnacion, visitare due Riduzioni e una volta tornato alla stazione degli autobus, raggiungere in qualche mod Posadas in Argentina.
Ho raggiunto Encarnacion verso mezzogiorno. Vedete le stazioni degli autobus di partenza e di arrivo nelle immagini piccole sul lato sinistro. Dopo aver lasciato la mia roba in un negozietto alla stazione degli autobus per pochi Guaraní, ho preso un autobus per raggiungere la prima delle due missioni: La Santa Trinità di Paraná. Un posto bellissimo dove ho scattato molte foto. Da lì, non era possibile raggiungere il secondo sito con i mezzi. La distanza da percorrere è di circa 13 chilometri come si può vedere nella piccola mappa a destra. Niente autobus e così ho camminato lungo la strada nazionale numero 6 fino alla diramazione che porta a Jesús de Tavarangue e lì, come diceva la mia guida, c’erano dei taxi disponibili (in realtà solo uno) per i turisti. Ho concordato il prezzo con l’autista per portarmi lì e tornare a riprendermi dopo un’ora per riportarmi al punto di partenza e in breve sono arrivato al secondo sito della giornata. Ed è qui che inizia la storia.

La cattiva e la buona sorpresa

Jesús de Tavarangue risale al 1685 ed era una delle tante riduzioni (ma a me piace di più il termine missione anche se in realtà ogni missione include diverse riduzioni) fondata dai Gesuiti (società di Gesù) in Sud America. Vi racconterò di più su di loro quando inizierò a riferire del mio viaggio in Sud America (al momento c’è solo una photo gallery sul Perito Moreno). Dopo più di tre secoli ci sono perlopiù rovine ma molto affascinanti. I muri rotti, gli archi, il tetto mancante, l’erba e il silenzio tutt’intorno generano vibrazioni magiche. Molti anni dopo ricordo sentimenti simili a Famagosta (Cipro), architettura completamente diversa, atmosfera simile. Tenevo costantemente sott’occhio l’orologio per essere puntuale all’appuntamento con il tassista e dopo 50 minuti ero fuori, esattamente dove mi aveva lasciato. 15, 30, 50 minuti e ancora nessun segno di taxi e autista. Niente auto, solo bambini che camminano sulla strada di rossa polvere. Davvero un bellissimo paesaggio sudamericano ma io ho Encarnacion da raggiungere e poi Posadas. Che fare? La soluzione è in arrivo sotto forma di un SUV con i vetri oscurati.

In missione nelle Missioni

Mentre sono lì ad aspettare con la fotocamera in mano due macchine enormi si fermano vicino a me, e in una di esse il finestrino coi vetri oscurati si abbassa e un uomo con gli occhiali da sole mi fa diverse domande in spagnolo: chi sono, da dove vengo da e cosa sto facendo lì. Rispondo spiegando che sto aspettando un taxi che probabilmente non verrà più e sorprendentemente si sono proposti di mandare a f****lo il tassista e di andare con loro. Be’… non so cosa mi abbia suggerito di accettare la proposta ed entrare in quella macchina. Forse sarebbe stato più saggio aspettare o andare a piedi ma il mio istinto mi ha detto di andare… e l’ho fatto. Una volta in macchina ho ricevuto altre domande dall’uomo che mi parlava prima dal finestrino e, nonostante il mio spagnolo non così buono, ho risposto al meglio. Solo dopo, ha deciso di spiegarmi cosa stavano facendo e quando sarei arrivato a Encarnacion. Suona un po’ strano? In fondo lo è. Quei tipi mi porteranno alla stazione degli autobus solo dopo aver portato a termine la loro missione. Sono una squadra di esperti dell’esercito locale incaricati di un sopralluogo nelle due missioni. Tra un mese il presidente dell’Ecuador verrà qui, per colloqui ufficiali con il governatore del dipartimento di Itapua dove ci troviamo e, nell’ambito dell’incontro, visiterà anche le due riduzioni. Per questo motivo i servizi di sicurezza devono controllare accuratamente i due siti per rendere sicura la sua visita evitando che qualsiasi cecchino possa attentare alla sua vita. Hanno già controllato Jesús de Tavarangue e ora devono controllare Santa Trinità di Paraná. Ciò significa che, mentre fanno il loro lavoro, avrò altro tempo per visitare questo luogo ma non sarà esattamente come prima perché visitarlo con questa gente significa avere accesso alle zone riservate del sito. È una giornata molto calda e mi sono svegliato presto la mattina. Sto iniziando a pensare al mio hotel in Argentina, proprio dall’altra parte del fiume Paranà, ma i servizi di sicurezza hanno in serbo un’altra sorpresa per me.

Il mini zoo di Encarnacion

Il senso dell’ospitalità è molto forte in Sud America e queste persone non fanno eccezione. Secondo loro hanno l’obbligo di scusarsi per avermi lasciato ad aspettare mentre stavano lavorando e così hanno deciso di offrirmi una visita in più prima di lasciare il paese. Lo zoo, il cui nome ufficiale è Mini Giardino Zoologico Giovanni XXIII, ha tutti i pro e i contro di questo tipo di luoghi. Animali nelle gabbie per un verso, la possibilità di vederli per chi non li incontrerebbe mai in natura, per l’altro verso. Non voglio entrare nella questione, almeno non questa volta, sono troppo stanco. Lo zoo è chiuso al pubblico ma ovviamente le mie guardie del corpo 🙂 possono entrare in ogni caso. Vado da solo in giardino a scattare qualche foto agli animali e alla fine Raggiungo di nuovo la squadra di sicurezza e ho la possibilità di giocare con dei serpenti. Ed è con molta vergogna che pubblico una foto di me che reggo con molta circospezione un serpente. Non ho idea se velenoso o no. Sono ancora vivo, ad ogni modo. Dopo lo zoo, queste persone incredibilmente gentili, mi danno un passaggio fino alla stazione degli autobus dove recupero i bagagli e con il loro supporto prendo un taxi per attraversare il fiume e il confine. Una grande giornata sta finendo. Altre stanno per arrivare in questo viaggio e ve ne parlerò presto. Per ora vi mostro una piccola galleria di foto scattate nelle due riduzioni gesuite.

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