Due nazioni, tre confini.


Questo è il giorno di lasciare la Bosnia per fare ritorno, per l’ultimo giorno, in Croazia. Il Bus per Dubrovnik o Ragusa, col nome storico, non è troppo mattiniero, parte alle 10 e la stazione è abbastanza vicina alla guesthouse così che posso prendermela relativamente comoda. L’autobus parte abbastanza in orario e va considerato che arriva da Sarajevo. L’autista del pullman ha qualche problema col mio biglietto elettronico ma alla fine mi consente di salire a patto che riesca a stamparne una copia cartacea a Neum. Il fatto che citi questa località mi fa capire che mi aspetta una giornata piena di frontiere.
Infatti, se l’autobus passa da Neum, allora molto probabilmente andrà prima in Croazia poi in Bosnia, a Neum per l’appunto e poi in Croazia di nuovo. Altri percorsi che prevedono solo una frontiera devono prevedere strade peggiori.
Il primo confine è quello tra Doljani e Metković che ho già passato andando da Ploče a Mostar and ci si mette anche di più dell’altra volta. La procedura è la stessa. L’autista prende tutti i passaporti e le carte di identità e dopo che si suppone siano stati controllati dalle polizie di entrambe le frontiere, sono restituite in genere con l’aiuto di uno dei passeggeri dall’aria più intelligente.
Il tempo è bruttino. Non piove ma è molto nuvoloso così che non mi godo il panorama della Neretva che in Croazia diventa un largo e ordinato canale, tanto da sembrare completamente un altro fiume da quello superato dallo Stari Most di Mostar.
Una volta in autostrada, il secondo posto di confine arriva presto. La piccola striscia di terra vicino al mare nel territorio Bosniaco è così minuscola che i due posti di confine sul versante Bosniaco si chiamano Neum-1 e Neum-2 perché l’unico luogo abitato è proprio la già citata Neum. Questa volta ho l’impressione che le pratiche si svolgano più velocemente e questo è forse giustificato che siamo su un Bus Bosniaco, attiviamo dalla Bosnia ed entriamo in Bosnia di nuovo. Un paio di chilometri dopo c’è uno stop di 15 minuti presso un hotel/caffetteria dove posso finalmente stampare il mio biglietto e bere un caffè. Ovviamente la seconda frontiera arriva di lì a poco ma questa volta basta una decina di minuti. Da qui a Dubrovnik c’è poco da dire. La stazione è nella parte nord della città, un po’ lontana dalla città vecchia e così sono costretto a prendere un autobus locale.



Dubrovnik, otto anni dopo.


Questa è la seconda volta che vengo a Dubrovnik. La prima è stata otto anni fa, anche quella volta nel periodo Pasquale e anche quella volta con tempo orribile. Cat and dome in DubrovnikOggi almeno non piove ma ci sono grosse nuvole scure ed è un peccato perché la città vecchia è assolutamente straordinaria ma con questa luce è difficile mostrarlo con le mie foto.
È già pomeriggio avanzato quando attraverso la porta “Pile” e faccio il mio ingresso nella città fortificata. Il viaggio da Mostar è durato circa tre ore e mezza. Non ho quindi molto tempo per questo tour di assaggio e così mi concentro sulla strada principale chiamata Piaca ma anche Stradun con nome di chiara influenza Italiana. Quello che mi colpisce di più è quanto siano lucide le pietre della pavimentazione. C’è un numero pazzesco di turisti. Certo dovrei tenere conto che in fondo oggi è il Lunedì di Pasqua che è festa in quasi tutta Europa. Mi piacciono moltissimo le stradine che salgono verso la collina dallo Stradun. Dovrebbe essere fantastica questa città in un qualsiasi giorno assolato d’Inverno con pochi turisti a popolarne le strade. Adesso ho bisogno di riposare un po’ e poi di tornare in centro per cenare. Dopo le cene Bosniache a base di carne e trote vorrei un po’ di pesce.
In serata provo anche a fare qualche foto catturando lo scintillante Stradun nella speranza che domani il tempo sia migliore.
Per chiudere eccovi la consueta galleria di foto di Dubrovnik.

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